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Stranezze straniere in terra di Cina

Biciclette a Shanghai, by Lomogirl
Tra una lezione e l'altra di cinese capita di vedere e incontrare persone tra le piu' strambe e che, giustamente, si adeguano allo stile di vita cinese; non solo, ad esempio, si vedono laowei (stranieri) che vanno con le stesse biciclette scassate dei cinesi, con i loro motorini elettrici, o i sidecar senza targa. O chi, come me, è solito comprarsi la celeberrima dàbing la mattina, una schiacciata di pane fritto con aglio e cipolla dea mangiarsi rigorosamente a colazione.

C'è anche chi, infatti, è qui da 15 anni e non sa una parola di cinese (e può essere anche comprensibile) e chi invece è qui da 10 anni, sa alla perfezione rumeno, cinese, russo e turco, ma non parla una parola d'inglese (!!!), lingua very simple! E' il caso di una ragazza rumena conosciuta l'altro giorno, che convive con 3 ragazze cinesi: parla perfettamente cinese, cucina perfettamente il cibo cinese, si è adeguata completamente alle usanze di queste parti... ma non è in grado di comunicare con altri laowei!

Dopotutto si è scelta il classico uomo ricco, due fabbriche e 4 case a Shanghai (costo medio di un'abitazione qui: 200.000 euro), che in un sol giorno ha perso 200 mila euro in Borsa. C'è da dire che tutti i cinesi, anche quelli poveri, giocano e vanno matti di Borsa, con la speranza di vedere aumentato, da un momento all'altro il proprio
capitale. "Sapete com'è... di questi tempi le azioni non vanno granchè", ha detto con tranquillità. Lui, ricchissimo, è una delle persone più brutte (d'aspetto, intendo) che abbia mai visto. Ma simpaticissimo.

Ambedue (lui e lei) amanti del vino, rigorosamente cinese. Sabato andremo a fare una cavalcata insieme. La ragazza è stata maestra d'equitazione. E ci sarà da divertirsi, visto che quella passata è stata una serata veramente eccezionale.

Paura del traffico, pranzo intoccabile anche se più "salato", dormitori...


Traffico a Shanghai,
by decade_null
La lentezza del traffico fa sì che i cinesi abbiano una paura folle della velocità, e tutti, taxisti compresi, hanno paura di andare, anche a strade vuote, a più di 50 km/h. E così l'ambulanza, che utilizza solo la sirena, senza sbrigarsi per nulla. Intoccabile è anche la lentissima pausa pranzo a mezzogiorno e mezzo, 30 minuti in cui il tempo si ferma, i taxi non circolano più, Shanghai sembra immobilizzata e –solo per un po' – smette di correre. E ciò, nonostante il rialzo dei prezzi. In tutto il mondo non si fa altro che parlare del rialzo delle derrate agricole, e qui se ne vedono gli effetti diretti: Saizeriya, una catena di ristoranti economici dove si può comprare un piatto di pasta a un euro o carne + patate + brocco li + uovo a 1,60 euro, ha rivisto al rialzo il prezzo del riso, che da quei 10 centesimi di prima, proprio questi giorni è raddoppiato, passando a 20.
Dico circa perchè c'è un altro fatto: la rivalutazione dello yuan (la moneta cinese), che sta diventando più "forte" di prima: se a gennaio 1000 yuan equivalevano a circa 90 euro, oggi equivalgono (11 mesi dopo!) a 120 euro.
E anche se sta succedendo questo, il costo della manodopera continua a restare basso, e i lavoratori in qualche modo non appagati: proprio l'altro ieri, camminando per strada di sera, ho visto degli operai che dormivano in un dormitorio alquanto strano. Il loro posto di lavoro: finita la loro mansione di muratori, hanno allestito delle brandine con delle coperte sudicie, e si son messi a dormire lì, nella casa in cui lavoravano, forse per 5-6 ore, per poi riprendere a lavorare il giorno successivo e martellare per 18 ore consecutive.
Ma, ripeto, va sempre apprezzato lo sforzo del governo cinese che sempre più sta adottando misure per risolvere situazioni disagiate, sempre attento com'è alle esigenze della crescita (anche culturale) della propria popolazione.

Insegnanti, ancora sui fake market cinesi, Berlusconi e l'ASEM, churrascheria brasiliana

"Con l'aumento del benessere, tutti si rendono conto, prima o poi, di avere qualcosa da difendere."
John Kenneth Galbraith


Una domenica mattina a XuJiaHui,
by Marc van der Chijs

Dare lezioni private di lingua qui è pagato dai 12 ai 15 euro all'ora; mi è andata subito bene, avendo trovato già due ragazzi (Jason, un inglese che vuole sposarsi con un'italiana, e Diane, una bella filippina che è stata insieme ad un - ad oggi - nostro politico italiano). Tra due settimane inizierò anche a insegnare part-time alla Scuola di Lingua Italiana di Zhongshan Park, una quindicina di ore a settimana.

L'area dove andrò è quella di XuJiaHui, famosa per la stazione sud, i bordelli e qualche fake market; d'altro canto, i fake market non mancano anche altrove, come a FuXin Lu e a Fuzhou Lu (a due isolati da Piazza del Popolo, la principale piazza di Shanghai). Ambedue riguardano roba tecnologica: ad esempio si può comprare uno di quei dizionari elettronici tascabili di fattura giapponese (parlanti inglese, cinese, giapponese, e spagnolo) a 50 euro, laddove a Tokyo ne costano 6 volte tanto. Ma anche in tema di vestiti non scherzano: se negli shopping center vi sono solo abiti di marca originale, nei mercatini di strada c'è di tutto e di più, a un prezzo talvolta inferiore di 30 volte. E spesso, anche questi capi, non sono fake, sono semplicemente le rimanenze di grandi brand cui è permesso percorrere un mercato parallelo dietro assenso delle grandi multinazionali, a differenza di quanto di sente in giro. Infatti, con questo sistema, intanto le mode prendono piede a basso prezzo, fra i gruppi di giovani, per poi rafforzarsi e "legalizzarsi" all'interno dei centri commerciali: un ragazzo che inizia a vestirsi "alla moda" ricercherà sempre quella marca, anche se a prezzi più alti.

Intanto, qualche settimana fa, il primo ministro italiano Berlusconi è arrivato a Beijing per partecipare ai lavori del 7° ASEM che deve gettare le basi di una cooperazione Est-Ovest. I politici cinesi non lo vedono di buon'occhio, al di là del Protocollo, per via delle parole da lui pronunciate un paio d'anni fa: "in Cina i bambini sono stati cotti per essere usati come fertilizzanti". Si attendono da lui, ancora, le scuse ufficiali.

Ad ogni modo, consiglio, per rilassarsi dalla politica, di andare in uno dei ristoranti brasiliani in cui con circa 16 euro a testa si mangia a volontà, buffet tra il più vario, carne e pesce; poi, una volta al tavolo, un cameriere ti porta ogni 5 minuti un pezzo di carne diverso dal precedente, come in una delle migliori churrascherie.

Se un uomo urlasse per 8 anni, 7 mesi e 6 giorni produrrebbe abbastanza energia per riscaldare una tazzina di caffè.

24H shops & chinese fast food

Shanghai JingAn area, by ZeHawk
Ieri ho cambiato casa, mi son trasferito non troppo lontano da dove abitavo, sempre JingAn area, 30-40 minuti a piedi da dove lavoro. Casa carica, silenziosa, insieme ad una cinese e un ragazzo tedesco che fa il tirocinio alla Camera di Commercio Tedesca. Oggi sono andato alla visita di controllo in ospedale, tutto passato, mi hanno dato le solite pomatine e qualche pillola.

Qualcuno, venendo in Cina, rimarrà sbalordito dalla maggior parte dei supermercati o qualche negozio che rimane aperto 24H su 24H. Spesso anche i Mc Donald's. Il fatto è che qui gli operatori vogliono garantire un servizio eccellente ai clienti. In più i cinesi sono tantissimi e gran consumatori fuoricasa, perciò alle 2-3-4 di notte ci sarà sempre qualcuno, o che si tratti di un negozietti di abbigliamento, di un piccolo supermercato, della grande ed economica catena di supermercati LianHua, o di Mc. Donald's. Che comuque avrà il suo bel ritorno economico alla fin dei conti.
Altro esempio. A pranzo ci sono dei fast food cinesi, cioè un incrocio tra un ristorante e le nostre mense con vassoio, dove scegli il cibo che preferisci, ti viene servito, lo mangi in fretta e furia e te ne torni al lavoro. E' frequentato da tantissimi giovani, anche perchè è economico. Con 1,5 euro mi son preso una zuppa, una ciotola di riso, pollo, pesce, tofu, e uovo con peperoni. La zuppa e il riso erano gratis, compresi nel prezzo degli altri cibi, in genere 50-60 centesimi di euro a porzione.

Exhibitions e Fiere di Shanghai

New Pudong Area, by galaygobi
La Pudong New Area è il quartiere dedicato alle Fiere di Shanghai. La Borsa Internazionale del Turismo o la SMAU di Milano fanno un baffo a quegli immensi padiglioni. Sono andato in rappresentanza col Consolato, grazie al vice-Console e ai colleghi dell'ICE alla Wires and Tubes Exhibition, la Fiera dedicata a macchinari, cavi e tubi (settore importantissimo in Cina) e successivamente alla IFAT, la Fiera delle energie rinnovabili. L'accoglienza è stata superba, cinese direi: giusti a destinazione con la macchina del Consolato, il pass diplomatico ci ha permesso di evitare le file e di ottenere la rosa rossa all'occhiello (per pochi) (i dirigenti cinesi avevano, invece, una orchidea viola all'occhiello) e la firma di proprio pugno sul libro rosso, quello degli ospiti.

La cosa che colpisce è che nella parte dei macchinari i compratori non erano tanto i cinesi, ma c'erano una marea di indiani. Ad ogni modo tale fiera è stata finanziata dalle Fiere tedesche, in particolar modo Dusserdolf e Monaco: per questo c'erano parecchi stand espositivi tedeschi. Ma anche quelli italiani non mancavano: quello dei macchinari è un settore dove siamo particolarmente capaci, talvolta anche per la qualità dei prodotti. A questo giro avevamo circa una 50ntina di stand, 30 raggruppati e vicini fra di loro che ci davano una buona immagine.
Meno importanti invece nel settore delle energie rinnovabili, con 7-8 aziende e alcune di Napoli (!!!), ancora deve pensare ai suoi di rifiuti). La cosa brutta è stata però vedere che mentre gli altri paesi proponevano macchinari, strumentazioni, buone idee, noi le uniche cose che avevamo erano cassonetti e trituratori, che col riciclaggio c'entrano ben poco.

Suzhou Nightlife e affari a Shanghai

Shanghai NightlifeQuesto weekend abbiamo preso il taxi per Suzhou, io, una cinese, una giapponese, un inglese. Prezzo complessivo, per un'ora e mezzo di taxi verso un'altra città, con tanto di pedaggio autostradale, 45 euro. Siamo partiti dopo una sosta allo Starbuck's, e siamo arrivati a Suzhou dopo l'imbrunire, andando per clubbing. In una notte, senza dormire, siamo stati in 4 diversi posti, per poi rifocillarci, prima del treno mattutino, a mangiare hot pot in un localino cinese, dunque pollo, tofy, vegetables, e quant'altro alle 4.30 del mattino. Nonostante il sonno, il treno ci ha riportato a casa nell'orario giusto per andare a letto, le 5 del mattino. Ciò ha fatto sì che dormissimo tutt'oggi. Un appunto sulle discoteche: qui non esistono. Nel vero senso della parola. Quelle che noi chiamiamo "discoteche", e che paghiamo in media 15-20 euro a sera, qui sono invece bars o clubs (pochi cinesi che parlano inglese conoscono la parola "disco")a entrata gratuita: tutto ruota intorno al bancone ove viene servito da bere, per poi esserci varie piste e salette dove ballare, diveni e privè dove rifocillarsi, ma il concetto stesso di "pista da ballo" non esiste. Insomma, è tutto molto di più all'insegna della compagnia più che del ballo in sè.

Facendo un volo pindarico, ho già detto molte volte che pochi parlano inglese. Lasciando da parte i cinesi che lo hanno studiato all'estero, che lo parlano bene, gli altri hanno difficoltà nella pronuncia, anche se lo scrivono decentemente. Nonostante ciò, nonostante il ritardo accumulato nello studio dell'inglese, i cinesi, a differenza degli italiani, hanno capito una cosa: l'inglese parlato non è la grammatica che sembra prevalere nelle scuole italiane. Per questo studiano dalle canzoni, dai modi di dire, dalle inflessioni, più che dai libri di grammatica. E questo secondo me è molto positivo.
In effetti, e vengo alla seconda parte del discorso, non sono d'accordo con la gente che dice che la forza lavoro in Cina non costa niente: l'ho detto più volte anch'io, ma riferendomi a quella locale, e che lavora qui in aziende cinesi. Se prendiamo uno con già una laurea, e che sa un pò d'inglese, già il costo per un'azienda, fra stipendio-tasse-assicurazioni, sale a 1000 euro ciascheduno, seppur inferiore a un costo medio italiano, non è poco. C'è poi un altro costo da sostenere: l'alto turn-over della manodopera, la non fidelizzazione del lavoratore, le spese per la formazione. Che talvolta incidono. Per questo, uno che viene ad investire in Cina non può aspettarsi un ritorno economico immediato.

Oltre 1000 le aziende italiane in Cina

Or ora sto scrivendo dall'ufficio, che il Console Aggiunto mi ha riservato presso l'Ufficio Commerciale, di modo da poter gestire autonomamente i contatti con le aziende italiane operanti nella Cina del Sud-Est (ShangHai, JianSu Province, ZheJiang Province). Ai contatti col Sud ci pensa l'ambasciata di Guandong (Canton), a quelli col Nord quella di Pechino. Il Consolato qui, veramente efficiente data la natura commerciale di ShangHai, ha al suo interno una 50ntina di dipendenti italiani, italo-cinesi, cinesi. Tutti molto cordiali e senza la puzza sotto il naso, persino il Console, nonostante gli stipendi da capogiro, le cravatte esclusivamente Regimental, gli abbonamenti annuali al Club di Golf.

Lavoro a stretto contatto col Dott. A***, in Cina da 12 anni, plurilaureato, ma una vera forza della natura; stimo anche il Colonnello della Guardia di Finanza, uno di quei 12 Colonnelli che operano in tutto il mondo attraverso i canali diplomatici (si', in tutto il mondo solo 12, lui si occupa di tutta l'Asia da quest'Ufficio). Quando sono stato ufficialmente invitato alla cena di inaugurazione della nuova residenza dei due Consoli Aggiunti (marito e moglie) ho subito pensato alla formalita' dell'ambiente. In realta' e' stato un buffet tra amici, molto molto divertente. Penso di essere capitato in un gruppo speciale, anche perche' parlando il precedente non era cosi' buono. Il personale di alto rango secondo le leggi italiane e' obbigato a cambiare sede ogni 4 anni verso un altro continente, per evitare connivenze politiche. Il primo giorno di lavoro sono stato accolto dall'Illustre Direttore dell'Istituto di Cultura, un uomo veramente di cultura. Quello che mi piace e' proprio questo: il contatto fra le varie "sezioni" italiane, che si trovano tutte nello stesso building: Consolato, Istituto di Cultura, Camera di Commercio, ICE (Istituto per il Commercio Estero) che gia' mi ha fatto partecipare ad una Conferenza relativa alla presenza delle aziende italiane in Cina.


Data la polverizzazione delle imprese in Italia, non abbiamo lo stesso vantaggio di altri Paesi o delle multinazionali, e allo stesso tempo non e' vero che in Cina si fanno i soldi facili (per le aziende che lavorano qui). Serve pazienza, tempo, adattabilita'. Qui ci sono circa 1000 aziende italiane al momento, ma per avere un buon ritorno economico si deve aspettare almeno 3 anni: ad incidere il costo del personale, che non e' vero che e' economico poiche' nelle aziende italiane serve personale specializzato, problemi con la lingua, burocratici, legali, alto turn-over del personale cinese che difficilmente si lega ad un'azienda, visto che e' pronto a lasciarla per un aumento di 10 euro. Ci sono stati, per questo, tantissimi fallimenti. E' indispensabile un traduttore.